Citrix, lo smart working e i paradigmi della trasformazione

Citrix, lo smart working e i paradigmi della trasformazione

Citrix svela le proprie strategie di crescita e punta sullo smart working, inteso come trasformazione delle consuete routine lavorative e orientato ai dati e alle App, piuttosto che ai device.
Ad approfondire le tematiche fondamentali della visione del Gruppo, Benjamin Jolivet , Country Manager Citrix Italia e SouthEastern Europe and Israel e Massimiliano Grassi, Marketing Manager Citrix Italia e SouthEastern Europe and Israel.
Citrix intende proporsi come azienda leader e punto di riferimento per quanto riguarda il lavoro in mobilità e il business legato alle applicazioni che rendono possibile un’attività fluida e continua ovunque. Per fare questo l’orientamento dell’offerta societaria include un’ampia piattaforma basata sul cloud e soluzioni software-defined, in grado di scalare e di crescere garantendo versatilità d’integrazione e costi di startup modesti.

Citrix, lo smart working e i paradigmi della trasformazione

In questo modo, lo smart working “software-defined” consentirà di trasformare l’impresa attraverso la mobility, seguendo tre pilastri fondamentali: la workflow transformation, l’ingaggio migliore di collaboratori e il rinnovamento dei luoghi di lavoro, che saranno totalmente ripensati rispetto ai contesti attuali.
Ma, come evidenzia una ricerca Ales Market Research commissionata da Citrix Italia, il posto di lavoro intelligente e il cambiamento sono già in atto.
Di fatto la mobility, il lavoro flessibile, il bring-your-owndevice e l’aumento della collaborazione all’interno delle organizzazioni stanno generando nuove sfide in termini di infrastrutture IT. Le principali problematiche riguardano i dipartimenti IT che si trovano oggi a dover fronteggiare a una flessibilità sempre crescente, dal punto di vista pratico e operativo, una flessibilità che però, nella maggior parte dei casi è mal digerita dai sistemi legacy e dalle architetture on-premise. Risulta dunque sempre più complesso concedere alla persone la flessibilità di cui hanno bisogno per migliorare la produttività aziendale, garantendo allo stesso tempo la sicurezza e la conformità richieste dalle aziende.

Secondo lo studio, il 73% degli intervistati avverte oggi una maggiore vulnerabilità delle proprie informazioni rispetto a quando non utilizzava questi strumenti.
Il senso di insicurezza è comunque diffuso, se si pensa che l’81% dei rispondenti avverte il rischio che i propri dati possano essere violati in qualsiasi momento. In questo contesto il cloud è considerato piuttosto affidabile, se si pensa che il 53% considera al sicuro i dati salvati sulla “nuvola”.
Per mettere al sicuro i propri dati, la principale strategia messa in atto è innanzi tutto quella di evitare di condividerli (64%). A questo accorgimento di base seguono il cambio frequente delle proprie password (36%), che vengono adottate dal 33% del campione anche per archiviare i documenti e dal 32% per proteggere la rete Wi-Fi. L’utilizzo di software di sicurezza aggiornati è solo appannaggio del 35%, mentre il 30% sceglie di archiviare i propri dati su dispositivi esterni.

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