Privacy online, italiani preoccupati ma sempre più attenti

Privacy online, italiani preoccupati ma sempre più attenti

Da un’indagine del motore di ricerca Qwant e FattoreMamma emerge che chi naviga in Internet è sempre più attento alla privacy propria e dei figli. Infatti il primo motore di ricerca europeo che rispetta la privacy delle persone e l’agenzia di comunicazione FattoreMamma, hanno condotto una survey che ha visto il coinvolgimento di oltre 1.200 persone (98% donne e 2% uomini) di tutta Italia - 58,34% al Nord, 21,11% al Centro e 20,55% al Sud) - di età compresa tra i 18 e i 45 anni e con figli nel 91% dei casi, per capire quanto siano ritenute importanti oggi le tematiche inerenti alla privacy e alla sicurezza online.

Il 27% degli intervistati si è dichiarato “molto attento” alla propria privacy, mentre il 62% lo è “abbastanza”. L’attenzione cambia però se si parla della privacy dei propri figli. In questo caso, il 63% degli intervistati si dichiara “molto attento” e la fonte principale di preoccupazione per i genitori sono soprattutto i social (69%), seguiti, anche se a distanza, dai motori di ricerca (15%). In questo senso, l’83% degli intervistati vorrebbe avere accesso a un motore di ricerca in grado di eliminare automaticamente dai risultati i contenuti potenzialmente inappropriati.


Fabiano Lazzarini, Country Manager di Qwant Italia
Un motore di ricerca, se usato correttamente, può essere uno strumento prezioso di informazione e formazione, nonché una finestra aperta sul mondo. Ci avviciniamo ai più piccoli attraverso Qwant Junior, concepito, studiato e sviluppato appositamente per bambini e genitori e, per questa ragione, in grado di offrire risultati senza contenuti potenzialmente inappropriati.

Altri temi di grande interesse per i genitori sono anche quelli legati alla pubblicità e alla profilazione. Il 66% dichiara di essere infastidito da pubblicità proposte sulla base di precedenti esperienze di navigazione, perché ritengono che le aziende non dovrebbero avere accesso alle informazioni relative a ricerche effettuate online; il 72% è contrario a essere profilato.

Il tema della profilazione e della raccolta dei dati personali ancora una volta si riflette sul motore di ricerca: per il 68% tutte le ricerche non dovrebbero essere accessibili a terzi, per il 64% non dovrebbero essere utilizzate tecnologie di tracciamento (finalizzate a proporre pubblicità diverse in base al profilo dell’utente) e il 60% non gradisce risultati rilasciati in base a precedenti attività. Le persone nutrono maggiori timori verso i social, poiché temono che i profili personali siano il terreno ideale per l’invasione della privacy e ritengono che i rischi maggiori si annidino lì.

In realtà, sottolinea Lazzarini, possono ancora essere insidiosi per gli utenti più giovani che potrebbero pubblicare delle immagini e delle informazioni non appropriate, mentre tra gli adulti la sensibilità si è acuita. Sono i motori di ricerca a nascondere i pericoli maggiori. Infatti attraverso questi strumenti ricerchiamo di tutto, anche gli aspetti più connessi alla nostra sfera intima e personale e, assemblando le informazioni che seminiamo in Rete e che comprendono tutte le attività svolte online, si arriva a tracciare profili precisi e in continua evoluzione di chi siamo e dei nostri interessi.