Smart working, Milano dedica una settimana al lavoro agile

Lavoro agile. Milano dedica una settimana all’argomento

Il successo dello smart working è una realtà e il suo successo dipende dalla tecnologia. Lo afferma un’indagine effettuata nel nostro Paese da Citrix. Si è tenuta a Milano - dal 21 al 25 maggio - la settimana del lavoro agile che, per il secondo anno, intende sensibilizzare i lavoratori e le aziende sul tema dello smartworking, una formula che sempre più aziende scelgono non solo per favorire una miglior equilibrio tra vita e lavoro, ma anche per andare incontro alle nuove esigenze di business che mal si conciliano con la tradizionale giornata lavorativa passata di fronte alla stessa scrivania.

Citrix, azienda IT che opera con l’obiettivo di rendere semplice e sicuro l’accesso a tutte le applicazioni e ai dati, ha organizzato il 22 maggio un seminario presso i propri uffici di Largo Augusto 8 a Milano, dedicato alla scoperta delle nuove logiche che stanno rivoluzionando il modo di lavorare e collaborare delle organizzazioni. L’incontro è stato un’occasione per avvicinarsi allo Smart Working e confrontarsi con esperti e innovatori, scoprire casi di ispirazione e nuovi approcci e concept alla base della collaborazione, condividere esperienze e conoscere più da vicino trend ed evoluzioni sul fenomeno.

Benjamin Jolivet, country manager di Citrix Italia
La cultura del lavoro sta cambiando sempre più velocemente. Oggi il workplace o luogo di lavoro non è più uno spazio fisico, ma digitale e questa rivoluzione sta interessando tutti i settori di mercato. In questo scenario, il vero fattore abilitante è la tecnologia, che decide in ultima analisi della produttività di chi lavora.

Secondo un’indagine commissionata da Citrix in Italia all’istituto di ricerca OnePoll su un campione di 500 persone, lo smart working è percepito come un’opportunità dal 70% degli intervistati e secondo il 50,4% rappresenta il futuro del lavoro. Senza dubbio si tratta di un cambiamento per cui le persone sono ormai pronte almeno psicologicamente, nonostante per il 74% del campione la sede di lavoro abituale resti ancora attualmente la propria azienda. La ricerca è stata condotta online su un campione di 500 persone tra i 18 e 55 anni di età, occupati e residenti in Italia distribuite tra Nord, Centro e Sud. La ricerca è stata commissionata a Citrix dall’istituto di ricerca OnePoll.

La modalità più tipica con cui le organizzazioni stanno inserendo lo smart working nel proprio tessuto aziendale è quella di permettere il lavoro da remoto per un numero di giorni definito a settimana/mese o anche per un determinato numero di ore al giorno. Scopriamo così che il 23% degli intervistati può lavorare in modalità smart tutti giorni (almeno per qualche ora); il 22,4% almeno una volta a settimana, il 10,40% si limita a una volta ogni 15 giorni, il 5,8% una volta al mese, e l’11,6% meno di una volta al mese. Per il 26,4% del campione, invece, lo smart working non è ancora una realtà, anche se la situazione sembra destinata a evolvere.

Massimiliano Grassi, direttore marketing di Citrix Italia
La tecnologia si sviluppa a un ritmo sempre più veloce, impensabile solo 10 anni fa. Oggi le aziende di successo sono quelle che sanno innovare, che promuovono la creatività e l’iniziativa dei dipendenti. Solo così, infatti è possibile migliorare la produttività, che sarà sempre meno legata alle ore di presenza in ufficio e sempre di più alla possibilità di sperimentare nuove soluzioni alle sfide di un mercato in continua evoluzione.

Lo smart working è effettivamente soprattutto una questione di tecnologia. A questo proposito la quasi unanimità del campione (91%) è concorde nel sostenere l’impatto positivo di quest’ultima sul livello di produttività individuale per diversi motivi e grazie allo smart working – il 20% degli intervistati afferma di sentirsi libero di cambiare il proprio modo di lavorare. Di chi sono i meriti?

Quello principale è dell’azienda che si è dotata di tecnologie migliori, con un passaggio che ha rappresentato una vera rivoluzione culturale al suo interno. Ma c’è molto spazio anche all’iniziativa dei singoli. Infatti il 28% del campione si è dotato individualmente di una tecnologia migliore e oltre il 41% degli utenti ha migliorato la propria esperienza d’uso.

Di contro, chi non si sente supportato dalla tecnologia per lo svolgimento del proprio lavoro lamenta soprattutto la mancanza di efficaci tool di condivisione e sincronizzazione (50%), di una connessione Internet sufficientemente veloce (31,82%) e di migliori strumenti di messaggistica istantanea o sistemi di videoconferenza (13,64%).