Aruba a Smau, intervista al Marketing Manager Massimo Bandinelli

Aruba a Smau, intervista al Marketing Manager Massimo Bandinelli

A Smau incontriamo Massimo Bandinelli, Marketing Manager per i servizi di cloud e data center di Aruba; l’azienda cresce, grazie anche a un “DNA scalabile”.
Aruba è una delle poche, vere, eccellenze italiane nel mondo IT, e fin dalla sua fondazione (nel 1994) ha saputo affermarsi, offrendo servizi con un rapporto prezzo/prestazioni assolutamente eccellenti; chi vi scrive è stato anche uno dei primi a provare con mano gli hosting offerti dalla società toscana.

Nel tempo, Aruba ha chiaramente dato prova di sapersi muovere in un mercato tanto innovativo quanto competitivo; molti player sono comparsi e altrettanto rapidamente sono stati riassorbiti, a dimostrazione di quanto sia difficile essere sempre leader di settore. L’azienda ha saputo essere non solo al passo, ma spesso anticipatrice di tendenze di mercato: ad esempio, parlare di cloud oggi diventa quasi noioso, ma chi, nel 2011, avrebbe immaginato questa crescita irrefrenabile? Pochi, ne sono certo; eppure risale al settembre di quell’anno, la prima beta dei servizi di cloud computing Aruba, poi entrati ufficialmente a listino nel 2012.

Aruba a Smau, intervista al Marketing Manager Massimo Bandinelli

Il cloud è, a tutt’oggi (e immaginiamo ancora per moltissimo tempo) un formidabile motore di traino, con una crescita anno su anno (per Aruba), secondo i dati rilasciati dall’osservatorio del Politecnico di Milano, del 19%. Operare in questo mercato, per una azienda italiana (è doveroso ricordarlo) è ancora più complesso, perché il mercato clienti è composto da un enorme numero di PMI, al contrario di quanto avviene nei paesi del Nord Europa, dove è largamente inverso il rapporto fra grandi e piccole aziende.

Logico e facile immaginare le difficoltà di esprimere numeri di fatturato, con una base di clienti enorme, rispetto a pochi ma grandi spendenti. Oggi Aruba ha oltre 4,7 milioni di clienti, molto oltre la popolazione intera di Roma e del suo hinterland, per dare una proporzione. Nel 2015, l’azienda ha nuovamente sparigliato le carte, e ha lanciato Aruba Business, una società del gruppo totalmente dedicata al mercato degli operatori IT e ai Business Partner.

Aruba a Smau, intervista al Marketing Manager Massimo Bandinelli

Un’ennesima scelta vincente, potendo affiancare una moltitudine di grandi professionalità, non sempre però di dimensioni tali da potersi avvalere (a costi ragionevoli) delle migliori tecnologie di settore.
Con Aruba Business, anche un importante tassello mancante al puzzle di Aruba ha trovato il giusto posto, e la soddisfazione dei partner dimostra che la strada scelta è, una volta in più, quella giusta.

Con Massimo Bandinelli, Marketing Manager per i servizi di cloud e data center di Aruba, è stato Claudio Masini, Presidente CdA e Responsabile di Produzione Quix, a sottolineare sia la qualità dell’offerta Aruba, sia la grande disponibilità: per una azienda come Quix, poter avere un rapporto diretto con il fornitore di servizi cloud è essenziale, ed in questo Aruba si distingue: la possibilità di potersi rapportare telefonicamente, con operatori preparati, è un plus spesso irrinunciabile.

Aruba a Smau, intervista al Marketing Manager Massimo Bandinelli

Claudio Masini, Presidente CdA e Responsabile di Produzione Quix

Anche grazie a questo, Quix ha potuto migliorare drasticamente le performance del portale di Manpower.it e, al tempo stesso, aumentare di cinque volte il numero di utenti registrati, il tutto in due soli anni! Il successo qualitativo e quantitativo di Quix con Manpower.it ha convinto anche altre country a scegliere l’azienda italiana, come ad esempio la filiale spagnola, a riprova che quando realtà italiane fanno squadra, i risultati sono spesso straordinari.

Altrettanto piacevolmente sorprendente, la capacità e la lungimiranza dimostrata da Aruba nel continuare ad investire: non solo in nuove tecnologie, ma anche nel servizio post-vendita. In un mondo che, troppo spesso, considera la customer care poco più che “un male necessario”, non possiamo non ringraziare Aruba, per aver fatto una scelta etica e premiante allo stesso tempo.