GDPR sei mesi dopo, cosa è cambiato? Lo svela Citrix

GDPR sei mesi dopo, cosa è cambiato? Lo svela Citrix

A sei mesi dall’entrata in vigore del GDPR, qual è la percezione che hanno i lavoratori italiani e quali effetti ha avuto? Lo svela un’indagine Citrix.
L’azienda ha commissionato alla società di ricerche OnePoll un’indagine su 500 lavoratori, distribuiti su tutto il territorio nazionale e, dal campione analizzato, emerge innanzitutto che il 73% degli intervistati ha cambiato il proprio modo di lavorare in conseguenza del nuovo regolamento sulla protezione dei dati. In particolare, il 39,41% afferma di dover gestire un maggior numero di processi, mentre il 33,56% un maggior numero di tool. A questi si aggiunge poi un 23% che afferma di avere a che fare con nuovi referenti.

Nonostante da più parti si parli di un ritardo endemico da parte delle imprese italiane (e non solo) nell’adeguamento alla normativa, emerge inoltre dalla ricerca che il 65,77% del campione è convinto che la propria azienda abbia anticipato il GDPR. Un dato curioso, soprattutto se si pensa che solo il 40% crede che l’azienda abbia messo in atto pratiche e attivato strumenti che prevengano con successo la perdita dei dati, mentre il 38% è convinto di essere in grado di far sì che ciò non avvenga anche solo grazie ai propri skill.

Andrea Dossena, Country Manager di Citrix Italia
Oggi le aziende, per essere competitive e al tempo stesso conformi alla nuova normativa, devono poter disporre di una soluzione di workspace che permetta l’integrazione fluida e sicura di nuove app, tool e processi.
…Essenzialmente il GDPR è proprio un regolamento studiato per creare fiducia e che invita le aziende a gestire con cura e rispetto i dati personali dei propri clienti, partner e dipendenti e il risultato della ricerca sembra confermare questo aspetto. Citrix è impegnata ad aiutare le aziende italiane a garantire la sicurezza delle loro applicazioni e dei dati in tutti i tipi di ambienti IT in locale, su cloud ibridi e su cloud pubblici.

Dalla ricerca emergono altri dati interessanti. Il 70%, per esempio, si ritiene ben informato o abbastanza ben informato su tutto ciò che riguarda il GPDR (mentre solo l’11,2% non sa assolutamente di che cosa si tratta) e il 43,24% pensa che la normativa rappresenti un limite per il business della propria azienda.

La situazione si capovolge però nel momento in cui la domanda riguarda i dati personali degli intervistati in qualità di cittadini. In questo caso, infatti, quasi l’80% del campione è convinto che il GDPR sia uno strumento utile per il miglioramento della tutela dei propri dati sensibili da parte di aziende e pubbliche amministrazioni.