La crescita di Cloudera, il 2018 è da incorniciare

La crescita di Cloudera, il 2018 è da incorniciare

Le recenti release di Enterprise 6 e Altus e, soprattutto, la fusione con Hortonworks, sono sicuramente i due momenti recenti di maggiore rilevanza per Cloudera.
Con una forza lavoro di oltre 1.700 addetti, solo negli ultimi quattro anni, l’azienda ha aumentato il numero dei propri clienti del 48%. Basterebbe questo dato, a molte aziende, per essere ampiamente soddisfatte.

Ma Cloudera non sembra conoscere soste e il grande colpo è senza dubbio l’annunciata fusione con Hortonworks. Ne nascerà un vero gigante del settore, con grandi complementarietà: partner, tecnologie e collaborazioni sono spesso sinergiche, fra le due aziende. Anche i numeri che ne derivano, sono significativi: nasce infatti una newco con oltre 720 milioni di ricavi, più di 2.500 clienti (120 dei quali con subscription da almeno 1 milione di dollari annui) e una liquidità superiore ai 500 milioni di dollari, senza alcun debito (fattore chiave, pochi gruppi possono dire lo stesso).

Cloudera manterrà maggioranza del capitale, oltre a figure chiave come CFO e CEO.

La crescita di Cloudera, il 2018 è da incorniciare

Tom Reilly, CEO di Cloudera
Le nostre aziende sono estremamente complementari e strategiche. Combinando gli investimenti di Hortonworks nella gestione dei dati end-to-end con quelli di Cloudera in data warehousing e machine learning, potremo fornire il primo cloud dati per il settore enterprise per sfruttare le più moderne tecnologie, dall’Edge Computing all’intelligenza artificiale. Questa visione strategica ci permetterà di consolidare l'impegno comune a supporto della trasformazione digitale delle aziende.

La presentazione alla stampa ha contribuito a rafforzare la tesi: i vantaggi saranno sicuramente evidenti e importanti. Prima di tutto, si verrà a delineare una posizione di category leader, sempre funzionale alla crescita.
Inoltre, due realtà fortemente innovative uniranno gli sforzi: IoT, cloud, data warehouse, machine learning ed intelligenza artificiale i temi più caldi su cui lavorare.
La prima evidenza, dopo la definitiva chiusura del merge, sarà Unity. Come il nome suggerisce, unirà le funzionalità di CDH 6 e HDP 3. Cloudera non obbligherà i propri clienti a migrare verso Unity, ma continuerà in parallelo lo sviluppo delle precedenti soluzioni. Una scelta, questa, volta a rassicurare la propria base di clienti, ma che comunque fa onore a Cloudera: i costi di sviluppo non sono comunque da sottovalutare.

Michele Guglielmo, Regional Sales Director Mediterranean, ha rivelato come la presenza di Cloudera sia robusta in Italia e, a riprova dell’importanza del Bel Paese, le risorse umane sono aumentate del 40% solo nello scorso anno. Merito anche del rapporto con i partner, circa 110. Anche Guglielmo si è soffermato sulle strategie aziendali, che procederanno in modo organico con quanto visto nei mesi scorsi: machine learning, data warehousing, cloud e della platform saranno i pilastri su cui lavorare.

La crescita di Cloudera, il 2018 è da incorniciare

Christian Violi, Partner Manager Mediterranean Region di Cloudera, ha fornito ulteriori dettagli sul rapporto con i partner, divisi in quattro macrocategorie: i tactical partners, gli strategic partners, i technical experts partner e quelli generici, ancora da formare e certificare.
Violi, peraltro, non ha fatto mistero di quanto sia importante la presenza dei partner sul territorio: sia in termini di conoscenza approfondita delle esigenze del cliente, sia in fatto di capacità di reagire in tempi rapidi. Un vero e proprio lasciapassare, in un contesto (quello italiano) certo non privo di resistenze, anche culturali, verso nuove tecnologie e soluzioni.

La crescita di Cloudera, il 2018 è da incorniciare

Un problema, tuttavia, non esclusivamente italiano: lo stesso Romain Picard, Regional Vice President di Cloudera, ha espressamente parlato di una non sempre profonda coscienza del mondo aziendale verso i temi della innovazione digitale. La diffidenza cui accennava Picard, tuttavia, è rivolta verso tecnologie ancor più spinte, come l’automazione dei processi decisionali, affidati a machine learning.
Anche se scontiamo ancora un certo ritardo, non siamo poi così lontani (o diversi) dagli altri Paesi. La strada intrapresa, grazie anche ad aziende come Cloudera, sembra proprio quella giusta.