Cloud Transformation, le competenze necessarie per crescere

Cloud Transformation, le competenze necessarie per crescere

Il cloud rappresenta il presente e il futuro delle imprese di ogni dimensione; cosa serve davvero per far decollare la cosiddetta cloud transformation?
Abilitare la transizione verso “la nuvola” può essere, in alcuni casi, complesso e oneroso per le aziende, ma è bene considerare i vantaggi che derivano da una scelta orientata al cloud nel medio periodo.

Per costruire e mantenere in funzione una infrastruttura cloud è fondamentale considerare una serie di attività preliminari: non ultima la scelta di un provider affidabile e solido.
Soprattutto per le piccole imprese, l’approccio al cloud è, ancora oggi, rallentato dalla scarsa conoscenza dei sistemi e delle architetture che lo governano. La scelta di avviare la migrazione verso il cloud è certamente utile per far evolvere la propria attività commerciale, e può essere dettata dalla volontà di irrobustire procedure e servizi, ma anche per garantire maggiore scalabilità e accessibilità. Con grande frequenza, però, “il salto verso il cloud” porta con sé incertezze e dubbi, solo in parte mitigati dal supporto di un service dedicato.
Molto spesso, terminologie complesse e mancanza di competenze frenano le scelte dei piccoli imprenditori, ai quali risulta difficile conoscere con chiarezza i contorni di questo fenomeno.

Secondo l’Osservatorio sulla Cloud Transformation della School of Management del PoliMI, la piattaforma cloud, in ogni sua accezione possibile, interessa sempre di più i professionisti e il business, sia in Italia, sia nel resto del mondo. Si è passati da un fenomeno di tendenza, spesso poco compreso, a una architettura articolata e in grado di soddisfare la maggior parte delle esigenze.
Stando ai feedback delle imprese, la Cloud Transformation è nel DNA dell’azienda innovativa e abilita l’introduzione di nuove tecnologie sul posto di lavoro. Non di meno, il cloud permette di incrementare l’agilità dell’azienda e di rispondere al meglio alle esigenze di business.

Ma come affrontare la cloud transformation in totale sicurezza?
L'ambiente IT all’interno delle aziende sta cambiando rapidamente e, di conseguenza, i CIO devono affrontare una serie di importanti sfide. Venti anni fa, le applicazioni e i dati venivano memorizzati sul computer di una persona. Oggi, le applicazioni, i servizi e le infrastrutture in cloud stanno trasformando processi, servizi e modelli aziendali. La trasformazione del cloud ha ribaltato quello che un tempo era un ecosistema prevedibile e strettamente controllato.
Migliorare la produttività dei dipendenti e accelerare la standardizzazione delle piattaforme e delle procedure in azienda è oggi un compito fondamentale ma, al tempo stesso, complesso.
In tutto questo, i CIO hanno un importante compito da svolgere: cercare, riconoscere e adottare le tecnologie che consentono di semplificare le operazioni aziendali e di mantenere l'azienda competitiva, risparmiando al contempo notevoli quantità di tempo e denaro.

In un ideale percorso di Cloud Transformation i CIO e i team IT devono affinare le attività di collaborazione, un particolare che sembra essere stato recepito. Non solo, creatività, l'innovazione e la comunicazione devono coinvolgere tutta l’azienda. Proprio la capacità di condividere può rappresentare la chiave del successo delle imprese. Pensiamo alle idee e alle conoscenze che, se condivise, potrebbero aumentare l'efficienza, ridurre i costi, aumentare le vendite e ridurre il tasso di abbandono dei clienti. La collaborazione è il fulcro delle aziende innovative moderne e i CIO devono garantire che le loro scelte tecnologiche incoraggino e semplifichino la collaborazione a tutti i livelli.

Taglio dei costi e incremento delle performance non devono trovarsi obbligatoriamente agli estremi opposti di una medesima direttrice; questo proprio grazie al cloud. Per far fronte a queste sfide, i CIO stanno adottando una strategia cloud-first che utilizza soluzioni Software-as-a-Service (SaaS) e Infrastructure-as-a-Service (IaaS). In questo momento, la migrazione delle App verso cloud provider pubblici permette di beneficiare di miglioramenti in termini di accessibilità, produttività aziendale, flessibilità ed efficacia dei costi: il passaggio al cloud rappresenta un modo relativamente semplice per migliorare le prestazioni e tagliare il TCO.

Non è però tutto così semplice, il successo di una strategia cloud-first dipende dalle competenze e dagli strumenti che rendono un'azienda pronta per il cloud. Le appliance hardware legacy all'interno di uffici e filiali sono, per esempio, un vero limite per l’adozione pervasiva del cloud. All’atto pratico, queste limitazioni possono lasciare un’azienda vulnerabile in termini di sicurezza e possono vincolare le prestazioni. I CIO possono superare questa sfida con una soluzione di cloud security unificata e con una gamma completa di controlli di sicurezza che consentono un accesso sicuro sia a Internet sia da remoto. In questo caso, la visibilità di ciò che accade sulla rete e l’analisi del traffico consentono di estrapolare utili informazioni in pochi secondi.

Serve poi un approccio Internet-first: la rapida proliferazione di servizi cloud e applicazioni SaaS sta portando tutte le aziende a ripensare il loro approccio tradizionale alla sicurezza Web. Il passaggio al cloud richiede sempre più ai CIO di creare connessioni sicure e dirette a Internet. Per questo, stanno adottando reti WAN software-defined per favorire la semplicità della rete e ridurre i costi.
Le reti SD-WAN permettono di semplificare le modalità con le quali il traffico viene instradato nella filiale, il che rende facile stabilire breakout locali su Internet. Le policy software-defined vengono utilizzate per scegliere il miglior percorso per instradare il traffico che collega la filiale a Internet, applicazioni cloud e data center. Definendo le policy per tutte le filiali, le aziende possono distribuire facilmente nuovi servizi e applicazioni e gestire le policy da diverse postazioni.
I CIO devono assicurarsi di essere in grado di dare la priorità ad applicazioni critiche, come per esempio Office 365, e di avere la possibilità di sfruttare più tipi di connessioni, per rendere più fluida l’esperienza utente fluida.


Riconoscere l'importanza della globalizzazione e passare a più carichi di lavoro basati su mobile, cloud e Internet, mentre si affrontano sfide e preoccupazioni relative alla rete e alla sicurezza, è l’arduo compito delle divisioni IT e delle imprese moderne. Perseguendo adeguatamente la strada tracciata, i CIO possono semplificare i processi aziendali, migliorare l'esperienza dell'utente e aumentare la produttività aziendale.

Anche se la scelta dei parametri tecnologici è rilevante anche nel mondo cloud, esistono ulteriori criteri da valutare per assicurare l’uso efficace e l’espansione di questa piattaforma. Non si parla unicamente di elementi tecnologici: servono infatti nuove pratiche di gestione dell’IT e del portafoglio applicativo, ma anche competenze tecniche per la gestione di singoli domini cloud e “soft skills” per interfacciarsi con la Direzione.

I manager che hanno a che fare con il cloud devono perciò saper governare le architetture in uso, al fine di ottimizzare le risorse e, conseguentemente, i costi. Serve inoltre un occhio attento in termini di gestione progettuale, un aspetto che impatta direttamente sulla selezione del cloud provider adeguato, sulla gestione dei contratti con i differenti fornitori e sulla pianificazione dei budget a disposizione.
Non di meno, la gestione operativa di tutti i giorni richiede ai team IT una grande attenzione circa la gestione della cybersecurity e la configurazione delle policy in uso. Tutto questo vale indistintamente durante le fasi di valutazione, migrazione e adozione completa di infrastrutture cloud.
Saper gestire il mondo cloud significa inoltre saper indentificare e perseguire quelle che sono le esigenze di business, sviluppando soft skills adeguate; le cosiddette “competenze trasversali”, che includono attributi personali, tratti del carattere, i capacità di interazione sociale e di comunicazione. Si tratta di aspetti non secondari, utili per sviluppare strategie di successo sul posto di lavoro e nella relazione con il team, il board e i colleghi in generale.

Cloud Transformation, le competenze necessarie per crescere

Nello specifico, per una Cloud Transformation di successo, le imprese dovranno dotarsi di figure specifiche, oltre a far crescere quelle già in forze ai team IT.
Il Cloud Specialist assicura una migrazione efficace alle moderne piattaforme cloud, questo grazie alle specifiche conoscenze delle tecnologie disponibili e alla capacità di “leggere” in profondità le esigenze dell’impresa.
Grazie al Cloud Architect, l’intera infrastruttura cloud sarà allineata a quella aziendale, secondo una logica ben definita per la Cloud Adoption. Al suo fianco si trovano i Cloud Systems Engineer, capaci di supportare l’evoluzione dei sistemi con il cloud e di lavorare con sviluppatori e product manager al fine di creare e gestire servizi scalabili.
La gestione delle operations e lo sviluppo fluido delle nuove App saranno rispettivamente responsabilità diretta del Cloud Operations Administrator e del Cloud Native DevOps Engineer.

La sicurezza è un tassello fondamentale in ogni punto della filiera; il cloud non può essere escluso da questo ragionamento. In un contesto in cui si adotta un approccio di mobilità e cloud-first, è diventato sempre più difficile per i team IT e di sicurezza avere una visione sul livello di sicurezza generale di un’azienda, soprattutto perché le soluzioni di sicurezza tradizionali non offrono una visibilità centralizzata su tutti gli endpoint.
Una piattaforma di sicurezza integrata e completa può aiutare i team IT e di sicurezza a risparmiare tempo, offrendo al contempo funzioni di automazione della sicurezza che accelerano la capacità di identificare con precisione i segnali di una violazione dei dati.

Affrontare le sfide relative alla sicurezza sul cloud è un lavoro costante e continuo che richiede che i team IT e a quelli dedicati alla sicurezza siano vigili e, allo stesso tempo, adottino gli strumenti di sicurezza e automazione più corretti che possano contribuire ad alleggerire una parte dei loro oneri operativi. Lavorare insieme (torna prepotentemente il concetto di collaborazione) per trovare le giuste soluzioni, assicura a entrambi i team di ottenere quello di cui hanno bisogno. È proprio la collaborazione tra questi due team che garantisce la protezione dell'intera infrastruttura, indipendentemente da carichi di lavoro on-premise o sul cloud.
In quest’ottica un Cloud Security Specialist svolge dunque una funzione particolarmente importante e garantisce la sicurezza dei sistemi interni e dei servizi in cloud.

Le figure appena descritte sono sempre più richieste, man mano che “la nuvola” entra in azienda. Per una gestione end-to-end delle politiche cloud e per poter orchestrare in modo autorevole tutte queste attività, si stanno creando specifici centri di competenza dedicati al cloud all’interno delle aziende. Anche in questo caso, la strada da fare è ancora molta, considerando che solo l’8% delle imprese interpellate nel corso dell’osservatorio del PoliMI ha affermato di avere un centro ad hoc. Interessante notare come il 13% preveda di istituirlo e il 43% disponga comunque di singoli esperti di riferimento.


Di certo, la mancanza di competenze adeguate costituisce un freno nello sviluppo tecnologico: questo vale lato IT e certamente anche in un’ottica di adozione e diffusione del cloud. Lo skill shortage è un fenomeno sempre più evidente e percepito a tutti i livelli, sia nel mondo enterprise, sia tra le PMI.
Come evidenziato recentemente nel rapporto Clusit 2019, la grave carenza di persone qualificate riguarda molti settori, in particolar modo quello della sicurezza IT. Secondo gli esperti si tratta di uno skill shortage destinato a durare anni e con cui dovremo necessariamente confrontarci. Lo stesso può dirsi per il segmento networking e cloud, come sottolineato recentemente anche da Juniper Networks a NXTWORK 2018.

Aziende e società di settore stanno però intervenendo in modo diretto: il mercato della sicurezza IT in Italia è infatti in crescita e i board stanno finalmente iniziando a capire l’importanza e la centralità del tema (il livello di investimenti, tuttavia, è lontanissimo da quanto sarebbe opportuno mettere in gioco). In termini di configurazione e gestione degli apparati, i produttori stanno abbracciando una rinnovata filosofia: da un lato, a livello globale, con strategie e tecnologie che siano gestibili da persone con meno preparazione, dall’altro, a livello locale, contribuendo a formare la prossima generazione di specialisti con programmi di training specifici.

Oggigiorno, tuttavia, figure professionali come Cloud Specialist, Cloud Systems Engineer, Cloud Operations Administrator o Cloud Native DevOps Engineer non si trovano con facilità negli ambienti medio-piccoli. Ciò nondimeno, sarebbe sbagliato affermare che il cloud sia ad appannaggio unicamente delle grandi imprese e dell’enterprise.
Affidandosi ai partner giusti, come per esempio Aruba, anche una piccola realtà può migliorare e rendere più veloce e sicuro il proprio business. Grazie a solide basi e a datacenter scalabili e distribuiti sul territorio, Aruba progetta, sviluppa, costruisce e mantiene architetture cloud altamente versatili, che portano vantaggi per le imprese, per l’ambiente e la collettività.

Cloud Transformation, le competenze necessarie per crescere

Come altri fornitori di servizi cloud, Aruba qualifica la propria offerta attraverso differenti soluzioni configurabili durante e dopo l’acquisto.
Il cloud Ibrido di Aruba punta fortemente sulla convergenza tra ambienti virtuali e fisici; l’approccio Aruba Cloud permette dunque l’interazione tra le due realtà per definire il concetto stesso di “hybrid cloud” e per facilitare la migrazione di asset e dati.
Come scelta alternativa, non per forza in competizione con la precedente, l’architettura Private Cloud di Aruba consente di acquistare una parte dell’infrastruttura, definendone con precisione i valori complessivi delle risorse. Il controllo diretto di tali risorse avviene tramite il software VMware vCloud Director.
Tutta l’architettura adotta questa suite e poggia su VMware vSphere.

Come abbiamo visto, in definitiva, la scelta tra cloud ibrido e privato non è concorrente ma alternativa, in funzione delle attività e della tipologia di servizi da abilitare. In entrambi i casi l’offerta dei provider, come Aruba, appare ricca e granulare, adatta per consolidare alcuni comparti di business delle imprese che intendono crescere sfruttando i processi di digitalizzazione, oggi sempre più importanti.

Il cloud potrà diventare un abilitatore per un IT più fluido solo se saranno introdotti nuovi modelli organizzativi basati su rinnovate competenze e professionalità. Un simile scenario futuro transita inevitabilmente dall’adozione di processi, metodologie e strumenti di nuova concezione, indispensabili per generare un ecosistema pronto per il cloud. Si passa dunque da un approccio specialistico a una maggiore richiesta di saper orchestrare, trasversalmente, sistemi e architetture che sono sempre più correlati tra loro, sempre più “liquidi”.

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